mercoledì 20 gennaio 2010

Borgo Val di Taro PR visto dall'alto

Borgo Val di Taro (spesso chiamato Borgotaro) è un comune di 7.149 abitanti della provincia di Parma

Storia
Nella romanità
La valle del Taro, in epoca preromana, era abitata dai Liguri velleiati. Con l'estendersi dell'occupazione di questi territori da parte dei Galli prima e dei Romani poi, i Liguri si attestarono nella Liguria propriamente detta dopo una strenua difesa sui monti dell'Alta Val Taro. La resistenza dei liguri velleiati fu vinta nel 157 a.C. dalle legioni romane al comando del proconsole Mario Fulvio Nobiliore, in uno scontro che avvenne, pare, attorno al monte Penna (m. 1735). Durante l'epoca barbarica la Valle del Taro fu occupata dai Longobardi fin dall'epoca dell'invasione in Italia o almeno dal regno di Agigulfo.
Nel medioevo
Tra il VIII e il X secolo anche nell'area dell'alta valle del Taro, così come in molte zone di transito, sorsero i monasteri colombaniani detti regi perché beneficiavano delle donazioni imperiali.

Questi monasteri avevano giurisdizione su vasti territori e proprio dall'Abbazia di San Colombano di Bobbio, fondato da San Colombano, dipendeva Torresana, antico nome di Borgo Val di Taro. La corte di Torresana era uno dei più vasti e redditizi possessi del monastero bobbiense e fu divisa dai frati in 47 livellari dai quali la comunità colombaniana percepiva redditi non solo dalle attività agricole e pastorali, ma anche dal transito di merci e persone tra la pianura padana e le città di Genova e Lucca

Intorno all'anno mille i Platoni, tra i più potenti livellari dell'Alta Valle del Taro, mal sorvegliati dal monastero di Bobbio, cominciarono a considerare le terre ed i proventi affidati loro in gestione, come beni proprii e a suddividerli tra gli eredi dai quali ebbero origine nuove famiglie che faranno la storia di Borgo Val di Taro e d'intorni.


Un probabile imparentamento dei Platoni con i Malaspina favorirà l'espandersi di questa potente famiglia nel valtarese. I Platoni, impossibilitati a controllare le terre di cui erano signori, nella prima metà del XII secolo, giurararono fedeltà e vassallaggio al Comune di Piacenza adottandone leggi e statuti che regoleranno la vita della comunità borgotarese anche nei secoli futuri. Burgus Vallistari, di parte guelfa rimane nell'orbita di Piacenza, anch'essa guelfa, fino al 1317 quando Galeazzo Visconti divenne signore di tutto il vescovado piacentino.


Da quel momento è tutto un susseguirsi di signorie che esercitano il loro potere in nome del Duca di Milano o contro di esso: la Chiesa di Giovanni XXII, Francesco Scotti, Azzo Visconti, Borromeo dei Borromei, i Piccinini, i Landi. Nel XIII secolo fa la sua comparsa nel valtarese la potente famiglia genovese dei Fieschi che per tutto il '400 e il '500 contenderà alla famiglia piacentina dei Landi il potere sulla Repubblica di Borgo Val di Taro, lasciando evidenti segni di buon governo come attestano i numerosi capitoli tra i Fieschi e la Comunità di Borgo Val di Taro.

I Fieschi abbandoneranno definitivamente il Borgo nel 1547 dopo la fallita congiura di Gianluigi Fieschi contro la Repubblica di Genova (per la verità contro Andrea Doria) a cui parteciparono molti borgotaresi e pontremolesi.


In età moderna
Con i Fieschi fuori gioco, i Landi rientrarono in Borgo Val di Taro assumendo verso la nobiltà locale e la popolazione un atteggiamento vessatorio che portò alla loro cacciata il 23 febbraio 1578. Del fatto approfittò il Duca Ottavio Farnese che occupò il Borgo in aperto contrasto con l'imperatore. Nel 1636 truppe imperiali entrarono in Borgo Val di Taro e restituirono il borgo al Doria marito di Polissena Landi, ultima erede della famiglia.


Su iniziativa del Papa Urbano VIII il Doria/Landi dovette restituire il borgo al duca Farnese nel 1646 e, da quell'anno, Borgo Val di Taro entrò nel Ducato farnesiano. I Farnese lasciarono a Borgo Val di Taro un buon grado di autonomia e, nonostante la perdita dell'aureola di principato posseduta con i Landi ed i Fieschi, la società borgotarese continuò a ben svilupparsi considerata la natura montuosa e poco accessibile del luogo. Continuarono a fiorire le arti mechaniche e liberali e si rafforzò una componente di nobiltà da sempre esistente, una nobiltà civica strettamente connessa con la detenzione e l'esercizio del potere cittadino.

Nacque così quell'elite cittadina che costituì una classe sociale separata dalle altre, selezionata per prestigio e ricchezza e che comprendeva le famiglie dei Bertucci, Boveri, Capredasca, Cassio, Celio, Costamezzana, Costaerbosa, Fenaroli, Ena (o Hena), Leonardi, Manara, Menaglioto, Misuracchi, Piccenardi, Platoni, Rugali, Ruinaglia, Tardiani. Nel 1802 con la morte del Duca Ferdinando e passando suo figlio Ludovico a governare l'Etruria, il Governo del ducato restò vacante. Ne approfittò Napoleone che introdusse le leggi francesi, pose il ducato nel dipartimento degli Appennini, sotto la prefettura di Chiavari e la sottoprefettura di Pontremoli.

Foto Roberto Dellapina
Durante il Risorgimento
Dopo la sconfitta di Napoleone, Parma, Piacenza, Guastalla e quindi anche il Borgo, passarono sotto il governo di Maria Luigia. In queste zone fu dato grande impulso ai moti carbonari del 1821 e 1831 e furono tentati moti insurrezionali sotto il governo di Carlo II di Borbone, figlio di Maria Luigia costretto all'esilio durante la prima guerra di indipendenza, ma rientrato a Parma dopo la sconfitta di Novara. Nel 1859 avvenne l'annessione dell'Emilia al Piemonte e da quel momento la storia di Borgotaro entra a far parte della storia nazionale.


Nelle ultime due guerre
Gli uomini di Borgotaro parteciparono alle due guerre inquadrati nelle divisioni di fanteria e soprattutto nei reggimenti alpini delle divisioni Julia e Tridentina seguendo le sorti di quei combattenti sulle vette del Carso o in terra di Russia.

Dopo l'8 settembre del '43 sui monti della Val Taro si organizzò un movimento di resistenza che vide impegnati partigiani, tedeschi e repubblichini di Salò in azioni di attacco e rastrellamento che insanguinarono la Valle; a quelle vittime si aggiunsero quelle dei bombardamenti alleati. Per la sua partecipazione alla Guerra di liberazione, Borgo Val di Taro è stata insignita della Medaglia d'oro al Valor Militare.



Luoghi d'interesse
La chiesa di Sant'Antonino
Cartello che indica la Via Francigena in località Valdena.
Visitando il Borgo si possono vedere: parte del castello (solo parte della torre), il monumento a Elisabetta Farnese, la chiesa parrocchiale di Sant'Antonino (1200 ca), la chiesa di San Domenico, la sede della Comunità Montana (nell'edificio che ospitava l'ospedale), l'arco di Porta Farnese, palazzo Boveri (che ospitò Elisabetta Farnese) ed il borgo medievale rimaneggiato in stile barocco.
Interessante anche la Via Francigena che passa dal comune di Borgotaro.





Foto Roberto Dellapina e Valerio Agitati
Testo da Da Wikipedia, l'enciclopedia libera
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martedì 19 gennaio 2010

Belforte Borgotaro un tramonto dal castello

Epoca - probabilmente voluto dal Comune di Parma per controllare la strada verso la Lunigiana e per contrastare gli attacchi dei pontremolesi, risale al XII secolo.



Ubicazione - il castello si trova a Belforte, piccolissimo centro dell''alta Valtaro

Stato di conservazione – del castello rimangono solo pochi ruderi. Si può però riconoscere uno strato di murature esterna e l'estenzione perimetrale dell' intera struttura

Come arrivarci - Belforte si trova sopra Ostia Parmense ( circa 5 km ), facilmente raggiungibile dalla superstrada che collega Borgotaro al suo casello autostradale, e quindi dall'autostrada Parma – La Spezia

Cenni storici - Il castello, da cui ora non si scorge quasi nulla, fu un importante feudo della famiglia Sanvitale 1323 al 1648, quando il territorio diventa feudo montano, e così anche Belforte.

Passa nel 1733 ai marchesi Dalla Rosa e poi nobili Gimone di Genova nel 1788, e da qui perde il suo valore storico, smarrendosi nell'oblio.
Tuttavia ritornando alle origini, è necessario soffermarsi sulle vicende alquanto complicate che hanno coinvolto il castello in questione

Infatti nel 1247 l'imperatore Svevo Federico II, durante i movimenti contro Parma, conquista vari presidi del Comune, e tra questi Belforte, il cui castellano, che le fonti identificano in Albereto Bonsignoretto si era arreso “ Senza colpo ferire”

Una volta sconfitti gli imperiali, i parmigiani assegnano la fortezza ad un podestà con carica annuale.
Da questo momento si contendono il castello le famiglie Rossi e Sanvitale, con questi ultimi che poi hanno la meglio, restando vi padroni fono alla tragica vicenda della “giustizia farnesiana” del 1612 “vedi anche la Rocca di sala Baganza”
Come visitarlo – i resti del castello sono liberamente visitabili, facendo le dovute attenzioni a causa dell'instabilità della struttura. Entrando all'interno si può anche vedere un antico pozzo, profondo circa 20 metri, che è stato recuperato e reso visibile dalle mani sapienti degli abitanti di Belforte, che dimostrano un gran legame con la storia del loro paese.

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domenica 17 gennaio 2010


Con il termine Costa Smeralda (in gallurese Monti di Mola) è indicato un tratto costiero della Gallura nella provincia di Olbia-Tempio in Sardegna.

La regione turistica, per la maggior parte compresa nel territorio comunale di Arzachena e in minor parte (in fase di forte sviluppo) in comune di Olbia, copre un tratto costiero di circa 20 km.Il territorio era prevalentemente disabitato fino a tutta la prima metà del XX secolo e la traduzione dell'antica denominazione locale è Pietra di macina


Il Consorzio Costa Smeralda, nato nel 1962 per mano del principe ismaelita Karim Aga Khan, ha dato una notevole spinta propulsiva all'industria vacanziera della Sardegna, trasformando questo lembo di terra in un'importante e rinomata zona di villeggiatura.


Presenta frequenti insenature, piccole spiagge sabbiose, promontori, numerose isole e possiede grandiose strutture alberghiere.

Il cuore della Costa Smeralda è Porto Cervo dove si trovano anche tutti i servizi e altre numerose zone commeciali e residenziali come Romazzino, Cala di Volpe, Piccolo Pevero, Pevero Golf, Pantogia e Liscia di Vacca.



Tra Porto Cervo e Cala di Volpe anche se al di fuori Consorzio Costa Smeralda, si è sviluppata la zona commerciale e abitativa di Abbiadori




Pur non essendo formalmente in Costa Smeralda, Poltu Quatu, Baja Sardinia, Cannigione e Porto Rotondo vengono ad essa talvolta associati per la prossimità e per una poco dissimile tipologia di offerta turistica.





Nelle acque della Costa Smeralda il centro internazionale di ricerca sui delfini Bottlenose Dolphin Research Institute (Istituto per la ricerca applicata sui delfini) svolge le sue attività di ricerca, conservazione ed educazione.

La zona è servita, anche ai fini del notevole transito turistico, dal vicino aeroporto di Olbia

La Sardegna (in sardo: Sardigna, Sardinnia, Saldigna o Sardinna; in catalano: Sardenya) è un'isola e una regione autonoma a statuto speciale facente parte della Repubblica Italiana.

Lo statuto speciale, sancito nella Costituzione della Repubblica Italiana del 1948, garantisce una larga autonomia amministrativa e culturale alle istituzioni di una regione depositaria di una millenaria civiltà con singolari peculiarità etniche e linguistiche

Nonostante l'accentuata insularità, la posizione strategica al centro del mar Mediterraneo ha favorito sin dall'antichità l'interesse delle varie potenze coloniali, agevolando sì i rapporti commerciali e culturali ma anche un succedersi di varie dominazioni straniere

In epoca moderna molti viaggiatori e scrittori hanno esaltato la bellezza della Sardegna, immersa in un ambiente in gran parte incontaminato, che ospita un paesaggio botanico e faunistico con specie uniche, nel quale si trovano poi le vestigia della civiltà nuragica[1]. Lo scrittore inglese David Herbert Lawrence, nel corso di un breve itinerario nell'isola, scriveva meravigliato nel suo diario di viaggio:


« Questa terra non assomiglia ad alcun altro luogo. La Sardegna è un'altra cosa: incantevole spazio intorno e distanza da viaggiare, nulla di finito, nulla di definitivo. È come la libertà stessa. »
(David Herbert Lawrence, da Mare e Sardegna, 1921)

Il cantautore Fabrizio De Andrè, affascinato dalle sue bellezze, decise di risiedervi stabilmente descrivendola poi in questo modo:

« La vita in Sardegna è forse la migliore che un uomo possa augurarsi: ventiquattromila chilometri di foreste, di campagne, di coste immerse in un mare miracoloso dovrebbero coincidere con quello che io consiglierei al buon Dio di regalarci come Paradiso. »

Per estensione costituisce la seconda isola italiana e dell'intero Mediterraneo (23.821 km²) nonché la terza regione italiana, avendo una superficie complessiva di 24.090 km². La lunghezza tra i suoi punti più estremi (Punta Falcone a nord e Capo Teulada a sud) è di 270 km, mentre 145 sono i km di larghezza (da Capo dell'Argentiera a ovest, a Capo Comino ad est). Gli abitanti sono 1,68 milioni, per una densità demografica di 69 abitanti per km². Dista 187 km dalle coste della Penisola, dalla quale è separata dal Mar Tirreno, mentre il Canale di Sardegna la divide dalle coste tunisine che si trovano 184 km più a sud. A nord, per 11 km, le bocche di Bonifacio la separano dalla Corsica e il Mar di Sardegna, a ovest, dalla Penisola iberica e dalle isole Baleari. Si situa tra il 41° ed il 39° parallelo, mentre il 40° la divide praticamente quasi a metà.


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